Splinter Cell
Double Agent
Era l'ormai
lontano 2002, quando i videogiocatori di tutto
il mondo fecero la conoscenza con l'agente Sam
Fisher: Ubisoft era da poco entrata in quella
sorta di seconda giovinezza che l'avrebbe
portata a diventare una delle più importanti
software house del pianeta e la Microsoft si
era da poco affacciata nel mondo delle console.
E proprio il primo “Tom Clancy's Splinter Cell”
risultò uno dei primissimi giochi a sfruttare a
dovere l'hardware dell'XBox, rimanendo per
sempre impresso nel cuore dei fan che da allora
ne hanno seguito fedelmente ogni nuovo capitolo,
aumentando di numero anche grazie al venire meno
dell'esclusiva che legava il franchise alla
console Microsoft, che così sbarcava anche su
PS2 e GameCube.
Nulla di strano dunque che oggi, quattro anni
dopo, sia nuovamente una console Microsoft a
tenere a battesimo l'esordio dell'agente Sam
Fisher nella nuova next gen, con un episodio
espressamente pensato e sviluppato per XBox 360
e la cui riduzione prevista a breve per PS2 ha
più l'aspetto del contentino da dare alla grande
massa di videogiocatori che ancora possiede il
monolite nero.
Pur se comparso sulla scena molto tempo dopo
Metal Gear Solid, il titolo Ubisoft ne condivide
il trono di re degli stealth game, grazie
ad una precisa scelta di gameplay che lo ha
sempre differenziato dal rivale per un approccio
più realistico e meno cinematografico alle
azioni di infiltrazione. Questo però lo ha
sempre penalizzato dal punto di vista della
trama, che proprio per l'adesione al realismo ha
sempre peccato di un certo mordente. Questo
almeno finora, perché i programmatori di Ubisoft
Shangai hanno deciso che, se c'era un punto su
cui intervenire, questo non era tanto nell'ormai
collaudato gameplay, fatto come di consueto di
infiltrazioni silenziose, guardie da aggirare o
eliminare in silenzio, corpi da spostare e
nascondere. Piuttosto si è scelto di intervenire
sulla parte narrativa, cambiando le carte in
tavola e proponendo un approccio decisamente
inaspettato ed originale.
Scegli da che parte stare!
Il primo approccio con questo Double Agent
risulta comunque estremamente classico. Sam ed
un suo compagno vengono paracadutati nei pressi
di una base artica nella quale devono
infiltrarsi. Naturalmente il partner risulta
essere poco più che una palla al piede e il
grosso del lavoro tocca all'agente Fisher. Il
primo livello rappresenta un vero e proprio
tuffo nel passato, chiunque abbia mai
“maneggiato” uno Splinter Cell in vita sua si
troverà immediatamente a proprio agio, con
controlli di gioco praticamente immutati ed un
feeling che proviene direttamente dai
capitoli precedenti. D'altronde per i
videogiocatori che esordissero con questo
capitolo, il primo livello rappresenta un
tutorial indispensabile per padroneggiare al
meglio il protagonista negli eventi che
seguiranno. Sotto questo aspetto il titolo
Ubisoft appare comunque molto simile ai
precedenti, se si esclude un maggiore livello di
attenzione delle guardie, che ora sono pronte a
scattare ad ogni minimo rumore sospetto. Da
questo punto di vista il gioco richiede un
approccio molto prudente, perché venire scoperti
comporta quasi sempre la perdita della vita.
La vera novità, rispetto al passato, è che
questa volta Fisher (e con lui il giocatore) si
trova spesso e volentieri di fronte a precise
scelte da fare, scelte che determinano l'esito
degli eventi ed impongono un certo tipo di
comportamento. Senza voler svelare troppo della
storia, possiamo dire che questa volta il buon
vecchio Sam si troverà in bilico tra bene e
male: come sempre lo troviamo nei panni di
agente della NSA, intento a sventare i malvagi
piani di un'organizzazione terroristica, la JBA.
Il problema è che questa volta la missione
richiede a Fisher di entrare nei ranghi della
JBA come infiltrato. Da un lato dovrà dunque
eseguire gli incarichi affidatigli dalla NSA,
dall'altro dovrà stare sempre attento a non
insospettire i “colleghi” della JBA. Se la
fiducia di una delle due parti viene meno la
missione rischia di venire seriamente
compromessa; mantenersi in equilibrio tra una
condotta corretta ed una scorretta non sempre è
facile e pone talvolta di fronte a dilemmi
apparentemente irrisolvibili (poniamo ad esempio
il caso in cui i terroristi vi chiedano di
sparare ad un ostaggio: che fare?).
Questo dualismo si pone non solo a livello
morale, ma anche sul piano del gameplay: farsi
beccare in aree precluse nella base dei
terroristi, ad esempio, non contribuirà certo ad
aumentare la loro stima nei nostri confronti!
Proprio questo sistema, d'altronde, costringe il
giocatore a mantenere sempre alto il livello di
guardia, costringendolo a riaffrontare quelle
sezioni in cui qualcosa è andato storto.
Dunque un'innovazione interessante, che permette
di affrontare le varie sfide in modo differente
ed aumenta sensibilmente la longevità del
prodotto, considerando che è difficile resistere
alla tentazione di domandarsi come poteva andare
se avessimo fatto una scelta differente in una
determinata circostanza.
L'invisibilità è tutto!
Controlli e giocabilità sono molto simili al
predecessore, con i vantaggi ed i limiti che ne
conseguono. Le azioni a disposizione di Fisher
sono innumerevoli e variano in base al contesto
in cui ci si trova e non sono rare le occasioni
in cui ci si trovi di fronte a più possibilità
d'azione contemporaneamente, il tutto a
vantaggio della godibilità. L'impronta
realistica è comunque rimasta e dunque la
condotta da adottare rimane quella della minor
visibilità possibile. Sam può sorprendere le
guardie strisciandogli silenziosamente alle
spalle e stordirle od ucciderle a mani nude,
oppure può posizionarsi con cura a prendere
accuratamente la mira per letali headshots.
Ma quando la situazione si fa movimentata le
opzioni a disposizione sono più a sfavore: forte
nel corpo a corpo, l'agente Fisher non può
comunque sperare di prevalere a mani nude contro
nemici armati ed anche in caso di scontri a
fuoco la sua manovrabilità risulta ridotta e il
sistema di puntamento non sempre preciso. L'I.A.
non presenta significativi miglioramenti
rispetto al passato: le reazioni ed i movimenti
delle guardie sono del tutto simili a quelle di
Chaos Theory. Molto attente ai rumori, le
sentinelle risultano del tutto incapaci di
individuarci quando il nostro grado di
occultamento è massimo, anche in situazioni in
cui – in realtà – dovrebbero: il rischio aumenta
solo se queste sono già in allarme.
In Double Agent sono inoltre presenti molti
livelli diurni, in cui occorre rivedere il
proprio approccio alla missione in quanto la
mancanza di ombre notturne in cui nascondersi ci
priva di uno degli elementi caratteristici della
saga di Splinter Cell. Oltre a queste si
segnalano saltuarie incursioni all'interno della
base dei terroristi, durante le quali dovremo
sia portare a termine i compiti assegnatici da
JBA, ma anche ritagliarci il tempo di esplorare
ed indagare.
Rispetto al passato si nota una particolare
innovazione nel level design, che
presenta ambienti diversissimi tra loro e
particolarmente ispirati: si passa così dai
classici ambienti chiusi e oscuri agli spazi
aperti delle savane africane, da basi militari a
navi, dall'Islanda a Shangai all'Africa
equatoriale!
Sono spariti i medi-kit, sostituiti da un
sistema di cura automatica che entra in azione
ogni qualvolta ci si trovi in una situazione non
di pericolo: di certo un'opzione non meno
irrealistica delle scatolette curative sparse
per i livelli, ma che ha perlomeno il merito di
alleggerire il compito del giocatore.
L'approccio stealth è consigliato anche dalla
consueta penuria di armi, che vanno utilizzate
con parsimonia e per sbloccare alcune delle
quali occorre portare a termine compiti
secondari richiesti durante le varie missioni.
Singleplayer e multiplayer
La modalità principale dura all'incirca una
decina di ore, ma grazie ad alcuni accorgimenti
adottati la rigiocabilità è elevatissima: mi
riferisco in particolare al fatto che, a seconda
delle scelte fatte, la storia cambi e porti a
finali differenti. Ma non bisogna neanche
scordare che ogni missione ha molti obiettivi
secondari che difficilmente verranno tutti
portati a termine al primo approccio. I livelli
di difficoltà presenti sono tre, ma già a
Normale la sfida è interessante e richiede un
costante impegno da parte del giocatore. Tutto
questo si estrinseca in una notevole longevità,
ulteriormente incrementata dall'implementazione
di un'opzione per il multiplayer. Qui ritroviamo
la modalità "spie contro guardie", vista per la
prima volta in Pandora Tomorrow, dove da
quattro a sei giocatori, suddivisi in due
squadre, si scontreranno in appassionanti sfide
dove la tattica, l'astuzia e l'attenzione
saranno molto importanti. Le spie, controllate
da una prospettiva in terza persona come il
single player, avranno il compito di scaricare
dei files da uno dei terminali posti sulle mappe
di gioco, mentre i mercenari, con la prospettiva
in prima persona, avranno il compito di fare in
modo che ciò non avvenga, uccidendole.
Interessante il fatto che i giocatori
inizialmente non hanno accesso a tutte le mappe
(in totale dieci), rendendo necessaria
l'acquisizione di sperienza con quelle
disponibili, prima di passare alle successive,
cosa che comunque aiuta a prendere confidenza
con il posto, contando soprattutto che la
luminosità è molto ridotta in esse. Oltre a
questo sono disponibili delle missioni da
svolgere in cooperativa, dove i giocatori (al
massimo due) dovranno impersonare le spie contro
dei mercenari controllati dalla CPU. Entrambe le
modalità sono giocabili sia online su Xbox Live
che in system link collegando più console tra
loro.
Aspetto Tecnico
Tecnicamente il gioco fa un'ottima impressione,
specie per quanto riguarda la realizzazione dei
personaggi, che nelle movenze e nelle
espressioni, oltre che nel livello del
dettaglio, rappresentano un altro passo in
direzione del fotorealismo. Eccellenti anche i
livelli di gioco, che presentano ambienti sempre
nuovi e diversi.
Il frame rate appare saldamente ancorato
sui 30fps, mentre talvolta si registrano tempi
di caricamento superiori alla media.
Eccezionale l'audio ambientale, che rende
l'esperienza di gioco assolutamente immersiva e
realistica, specie se dotati di un impianto
audio all'altezza. Unica nota stonata, il cambio
di doppiatore di Sam Fisher, una rottura con il
passato che risulterà sgradita ai più, anche a
causa dello scarso carisma
della nuova voce.
Fonte: Spaziogames














